Maniago tra leggende e tradizioni - Parte I

Quando si parla di Maniago, la prima cosa che viene in mente è "la Città del Coltello". D'altronde questa è l'arte che maggiormente rende nota la località in Friuli e fuori da esso, ma ci sono molte cose da raccontare della silente cittadina al centro della provincia di Pordenone...

Presunte origini dell'arte fabbrile

Le origini di questa straordinaria arte sono assai antiche, il primo fabbro ufficialmente riconosciuto è infatti Tubal-cain, nipote nientemeno che di Caino. Nella Bibbia viene definito (nel libro della Genesi) "l'artefice di ogni sorta di strumenti di bronzo e di ferro". L'archeologo T. C. Mitchell afferma che "Egli scoprì la possibilità di fucinatura a freddo, di primordiale bombatura del ferro meteorico", altri ricordano Tubal-cain come un chimico, un costruttore d'armi, un assassino, un esperto di arti marziali e tante altre cose. Nei secoli dei secoli (tanto per restare in tema biblico) l'arte si diffuse in ogni angolo del globo, migliorò, vide un'evoluzione straordinaria, nessun materiale rimase immune all'arte considerata, pensate un po', addirittura di origini demoniache

Fin dall'Alto Medioevo, la cittadina di Maniago dovette sostenere una pesantissima rivalità con la città spagnola di Valladolid per assicurarsi il primato della produzione di spade, principale impiego dell'arte fabbrile dell'epoca, funestata da continui conflitti. A quanto pare risulta essere proprio Maniago la vincitrice di questa particolare competizione, mantenendo l'arte della fabbricazione di spade ed affinandola nella fabbricazione di coltelli, di cui è regina. Chef e macellai assicurano che i prodotti di Maniago sono il meglio che si possa trovare sul mercato.


Consigli agricoli

Da secoli i contadini di Maniago seguono un ferreo codice di condotta per quanto concerne l'agricoltura. In particolare si dedicano ad uno scrupoloso studio dell'astrologia e di come essa influisca nella coltivazione della terra. Seguendo le fasi lunari gli agricoltori regolano la coltivazione della terra, la semina dei campi e degli orti, l'inserimento delle piante da frutto nei boschi e nei giardini e la posa a dimora delle vigne. I lavori agricoli danno poi il ritmo alle feste contadine, a quelle patronali e a tutte le tradizioni del paese. Da segnalare l'esistenza di un piccolo libro scritto da mano anonima attorno al 1500, dal titolo "Osservazioni della Luna sopra l'Agricoltura", dove sono riportati i migliori consigli per la piantagione di alberi da frutto.


Tuttavia l'agricoltura nel territorio di Maniago e di quasi tutto il pordenonese si rese protagonista di un periodo cupo e tumultuoso della storia friulana. Durante la fine del Quattrocento, scoppiarono nel territorio numerose rivolte popolari guidate dai contadini. Le loro ragioni erano più che legittime: i contadini rivendicavano il diritto di coltivare i terreni in disuso dei nobili e dei feudatari. Un ingiusto spreco del territorio, ma alla Serenissima, che in tale epoca dominava la zona, questo interessava poco. Quando i contadini riuscirono ad occupare i terreni incolti, tra cui quelli di proprietà di alcune importanti abbazie, Venezia inviò un contingente militare, probabilmente mercenario, a sedare la rivolta e riprendere il controllo della situazione. Inutile dire che i contadini nulla poterono contro i militari, che imposero la pena capitale a tutti i rivoltosi restii a gettare le armi.

Fine prima parte. Continua...

Saluti
Vidocq

(Fonti: Wikipedia; libro "Guida insolita del Friuli"; sito del Museo dell'Arte Fabbrile e delle Coltellerie; racconti di una strana prozia)




Terra Domani: Giornate di ordinaria follia?

In questi ultimi tempi mi sono impegnato a dare una mano e sostenere persone che parlavano di valori altissimi quali sincerità e onestà, per poi rivelare una personalità diametralmente opposta a quella professata così alacremente. Non ho bisogno di baci sulle natiche o altre forme di adulazione, preferisco le critiche, se sono fondate. Non ho tempo per stare dietro a mestruazioni maschili. Invece di sparlucchiare, giudicare, infangare, minacciare, puntare il dito qui o la, guardate in casa vostra tutto lo sterco che avete e cercate di crescere un minimo indispensabile per non essere divorati dal mondo che vi siete creati. 

Qualche aneddoto? Mah, ce ne sono fin troppi. Telefonate ingannevoli, richieste di metterla in quel posto a qualcuno, bugie da scuola media (forse). Amicizie di fb che spariscono (come se questo fosse chissà quale torto inferto) e quando ne chiedi il motivo ti dicono una balla (appunto, scuola media circa). Persone che non hai mai né cercato né importunato, che ti accusano di cose vaghe, gli chiedi spiegazioni e non ne danno.


In passato ho già visto gente simile: ciance, farneticazioni, gente che si autosuggestiona parlando di cose che non esistono, per poter giustificare la loro situazione. Persone pronte a riempirsi la bocca di paroloni, sia positivi sia negativi. Persone che si dedicano al prossimo per poi poter dire "io ho fatto, tu no" o "tu che cazzo hai fatto?" ed altre sciocchezze puerili. Se volete davvero aiutare le persone, fatelo e basta, senza farvi tanta pubblicità e darvi tante arie. Se avete disagi personali che non riuscite a risolvere, non fatene una colpa agli altri.


Ho notato poi che a queste persone piacciono i melodrammi e le minacce da Far West. Forse non vi rendete conto che il mondo non funziona come va a voi, le cose non stanno come la vostra piccola mente vi sta facendo credere. Tutto ciò che è accaduto tra noi, lo dico per chi legge ed è chiamato in causa, direttamente o indirettamente, è tutto scritto e documentato. Visto che siete tutti fenomeni, vediamo se siete in grado di alterare anche questa realtà.

Sono sempre stato disponibile a chiarimenti, al dialogo, al confronto. Non rompetemi le palle al telefono però, lasciatemi qualcosa di scritto. Voi invece no, perché? Non vi va oppure non vi conviene? Pazienza, sapete benissimo dove/come/quando contattarmi, se avete qualche problema. Potete anche venire a trovarmi se vi va. Oppure restate a marcire nell'odio, e continuate a bofonchiare tra uno sputo catarroso e un altro. Per me sono solo borborigmi.

Saluti

Vidocq


(Immagini da: www.nrccstudents.orgwww.rivistastudio.com; max400.forumfree.it)

Pulfero: roccaforte naturale simbolo del travaglio delle Valli.

Siamo nella zona più orientale del Friuli, dove la cultura friulana si confonde con quella slovena. Tra Cividale del Friuli e la valle dell’Isonzo ci sono quattro valli naturali che si inoltrano fino al Goriziano sloveno, queste valli prendono il nome di Valli del Natisone, dal noto fiume che le attraversa. Oltre al fiume Natisone, il “monumento naturale” che caratterizza le Valli è il monte Matajur, che sovrasta la cittadina di Cividale. Quando si parla di Valli del Natisone, il paese che più mi viene in mente (dopo San Pietro al Natisone) è Pulfero.
  
Storia geopolitica

In epoca romana il fortilizio di Antro era una base piuttosto importante, in quanto era utilizzato per controllare la via di comunicazione con il bacino danubiano (la strada del Pulfero). Ma la porzione di Storia più rilevante della zona di Pulfero e di tutte le Valli del Natisone si identifica nel primo medioevo. In tale epoca, infatti, si verificarono grossi cambiamenti nell’area dal punto di vista geopolitico, a causa principalmente delle invasioni degli Avari (di cui vi ho parlato anche la volta scorsa) e delle popolazioni slave al loro seguito. Paolo Diacono ce ne parla nel suo Historia Langobardorum, dove si sofferma in particolar modo sulle vicende del Duca Vettari e della sua battaglia con le truppe slave nel 670. In seguito al trattato di pace stipulato tra slavi e longobardi, dove i primi prendevano possesso di tutta la zona collinare, la cosiddetta “Slavia Veneta” godette di un lungo periodo di pace e di autonomia politica e militare.

La comunità era strutturata in due grandi istituzioni chiamate “Banche” (non quelle che conosciamo, ahinoi, oggi) che si chiamavano Mersa e Antro. Il territorio di Pulfero apparteneva alla Banca di Antro ed aveva l’onore di ospitare, nel suo villaggio di Biacis, la lastra di pietra sotto i tigli in cui tutti i rappresentanti eletti della Banca si riunivano per le questioni amministrative e giudiziarie. La Banca di Antro si occupava di tutto il territorio della Val Natisone e della Valle dell’Alberone (due delle quattro Valli del Natisone). L’istituzione massima della zona era infine il Grande Arengo, che si riuniva vicino la chiesa di San Quirino e a cui partecipavano rappresentanti di entrambe le Banche. Il Grande Arengo si riuniva una volta all’anno e si occupava delle più importanti questioni di tutta la Slavia Veneta.

Questa conformazione geopolitica si mantenne per lungo tempo, dal Patriarcato di Aquileia fino alla caduta della Repubblica di Venezia. Fu l’arrivo di Napoleone Bonaparte a modificare questo assetto, dividendo tutto il territorio in diversi Comuni indipendenti (quasi tutti tutt’ora esistenti). Con il famoso Trattato di Campoformio (attuale Campoformido) tutta la Slavia Veneta fu ceduta all’Austria, per poi tornare al Regno d’Italia (napoleonico) dopo la pace di Presburgo, per poi tornare all’Austria dopo la convenzione di Schiarino-Rizzino (come porzione di Regno Lombardo-Veneto), per poi tornare di nuovo al Regno d’Italia dopo la pace di Vienna e un referendum popolare che permise ai cittadini stessi di scegliere tra il dominio asburgico e quello sabaudo.
  
Leggenda della Grotta d’Antro

Un interessante aneddoto, forse non noto ai più, è quello che riguarda la Grotta d’Antro e la Regina di Cividale. La leggenda narra di quando Attila arrivò in Friuli, devastandolo, e di come la Regina di Cividale decise di rifugiarsi nella Grotta d’Antro per sfuggire al suo infausto destino. Poco ci volle perché il Flagello di Dio, con i suoi metodi caratteristici, scoprisse ove si nascondeva la sventurata. Il potentissimo re degli unni ordinò di dare luogo ad un duro assedio, in quanto bramava la testa della regina (o forse altro?), che non poteva sfuggire alla sua furia.

La regina non era una sprovveduta, e dopo un lungo periodo d’assedio, ormai ridotta alla fame lei ed i suoi sudditi più fedeli che l’avevano seguita, ebbe l’idea di truffare Attila e il suo imbattibile esercito. Si dice che gettò fuori dalla Grotta l’ultimo sacco di frumento rimasto e che pronunciò tali parole:

“Tanti sono i grani di frumento che vi getto e tanti sono i sacchi che noi ancora conserviamo. Se volete, e credete, state ancora ad assediarci, ma noi per fame non ci arrenderemo mai”.

Dopo tali parole, il feroce unno decise, di comune accordo con i suoi generali, di interrompere l’assedio e dedicarsi ad altre zone del Friuli. 

In segno di gratitudine, la regina donò alla chiesa di Ponteacco (dove si erano accampati gli unni) numerosi possedimenti con in cambio il patto di donare, ad ogni vigilia dell’Epifania, cibo e vino alle famiglie del borgo. La regina si distinse infine per un gesto assai nobile, che dovrebbe essere da esempio per tutti coloro che ricoprono tale fortunata investitura, donando la rocca della Grotta d’Antro, assieme all’arcolaio e al fuso d’oro, alla famiglia più povera della zona. Sono visibili tutt’ora, nella Grotta, le buche dove erano depositate le provviste durante l’assedio e il forno dove veniva cotto il pane.

Visitate questo link per una descrizione dettagliata della Grotta d'Antro: La Grotta di San Giovanni d'Antro.


Saluti
Vidocq

(Fonti: Wikipedia; libro "Guida insolita del Friuli"; sito Cividale.com; sito VallidelNatisone.it; blog digilander; racconti di una strana prozia)